Il gold-standard nella gestione dei pazienti schizofrenici non è più limitato alla riduzione della sintomatologia, ma mira al raggiungimento di diversi obiettivi, tra i quali il mantenimento della funzionalità mentale e fisica, il miglioramento della qualità della vita e il reinserimento sociale del paziente. Secondo le linee guida, i farmaci antipsicotici in monoterapia sono considerati la prima linea di trattamento nei pazienti affetti da schizofrenia, sia negli episodi psicotici acuti che nella prevenzione delle ricadute. Nonostante le strategie di combinazione, basate su trattamenti di tipo farmacologico e psicosociale, molti pazienti schizofrenici rimangono difficili da trattare in quanto mostrano farmaco-resistenza, inadeguate risposte alle terapie psicosociali o si dimostrano non complianti. La mancata compliance nei confronti dei farmaci antipsicotici rappresenta uno dei principali fattori di rischio per le ricadute e le ospedalizzazioni, sia nei pazienti con disturbo cronico sia al primo episodio, e contribuisce notevolmente ai costi sanitari. In questo contesto si inseriscono gli antipsicotici atipici a formulazione Long-Acting e, in particolar modo, gli antipsicotici di seconda generazione (risperidone, olanzapina, paliperidone e aripiprazolo) in formulazione LAI, i quali presentano numerosi vantaggi, sia in termini farmacocinetici che farmacodinamici, rispetto ai farmaci di prima generazione. È stato dimostrato che gli antipsicotici LAI di seconda generazione incidono sull’aderenza al trattamento, contribuendo a diminuire i tassi di ricaduta nei pazienti affetti da schizofrenia e sono stati indicati, secondo linee guida internazionali, nella gestione dei pazienti non aderenti alla terapia orale. È stato inoltre dimostrato come gli antipsicotici LAI di seconda generazione possano essere un valido strumento terapeutico anche nella gestione del primo episodio psicotico, permettendo tassi di remissione più alti rispetto alle formulazioni orali. Nonostante i vantaggi individuati, nella pratica clinica, i LAI di seconda generazione non hanno ancora raggiunto i livelli di applicazione previsti e auspicabili, soprattutto a causa di erronee convinzioni dei clinici e dei pazienti, che spesso sono ancora malinformati. Lo scopo di questo corso sarà quello di chiarire le evidenze scientifiche attualmente disponibili a proposito di  antipsicotici di seconda generazione in formulazione long-acting e di fornire valide informazioni sui meccanismi farmacocinetici e farmacodinamici, nonché valutare le nuove indicazioni e le possibili implicazioni per la ricerca scientifica.