L’ictus cerebrale ischemico è la prima causa di disabilità nell’età adulta ed in Italia avvengono oltre 150.000 casi all’anno. Esso è una patologia tempodipendente poiché può beneficiare di trattamenti che, se somministrati o applicati nelle fasi acute, permettono di ridurre il grado di disabilità in esiti.
In particolare, ad oggi, il trattamento trombolitico sistemico o endovenoso riconosce una sempre più ampia applicazione nelle strutture in tutto il Paese.
Negli ultimi anni, tuttavia, le indicazioni per il trattamento acuto si sono ampliate, evidenziando il beneficio clinico nella applicazione di procedure interventistiche con la rimozione del trombo dalle arterie cerebrali. Tuttavia, essendo interventi ad alta complessità, tali procedure posso essere effettuate solo in centri che abbiano competenze e risorse per poterle sostenere. Da qui la necessità di una profonda riforma del sistema organizzativo sanitario che deve basarsi sulla stretta integrazione tra strutture di primo e secondo livello, secondo un possibile modello definito “Hub & Spoke”. Per tali motivi, gli sforzi in termini di programmazione sanitaria dovranno tenere conto di tali indicazioni e sviluppare sul territorio nazionale una rete integrata e complementare di centri atti a rispondere allo sviluppo di tali trattamenti in acuto. Le procedure ad alta complessità, tuttavia, non si limitano alla primissima fase terapeutica per l’ictus cerebrale, ma si esprimono anche nelle fasi subacute sia in termini di “salvavita” che preventivi. È il caso, ad esempio, della craniectomia decompressiva in caso di sviluppo della sindrome maligna della arteria cerebrale media, condizione ad altissimo rischio di mortalità e che richiede un rapido intervento chirurgico.
Nel campo della prevenzione, invece, sempre maggiori evidenze emergono dal beneficio della chiusura del Forame Ovale Pervio, soprattutto nelle forme criptogeniche di ictus cerebrale ischemico.