Nonostante i notevoli avanzamenti nelle terapie sia farmacologiche sia psicosociali, la maggior parte dei pazienti con psicosi non raggiunge le normali tappe fondamentali del funzionamento sociale, della produttività, dell’indipendenza abitativa e della cura di sé.
La psicopatologia, le funzioni cognitive e altri fattori, quali le strategie di coping, la stima di sé, le malattie mediche, i fattori ambientali e culturali hanno un impatto sul funzionamento.
Tuttavia, al di là della cornice comune a ogni espressione clinica della psicosi, diversi sono i contenuti e i modi di essere e di comportarsi che in essa si manifestano e che dipendono dall’unicità di ciascun paziente e delle sue modalità di entrare in relazione con il mondo.
I fenomeni psicotici possono esprimere i valori e le credenze del paziente, la cui identità non può prescindere dagli stessi, ma i fenomeni psicotici possono anche essere considerati come sintomi di una malattia determinata da concause di tipo biologico psicologico-sociale.
L’interscambiabilità tra queste due concezioni risulta fondamentale per la relazione terapeutica, nell’ambito della quale vanno valorizzati sia la soggettività del paziente, intesa come analisi dei disturbi soggettivi e dei meccanismi individuali di compenso, sia l’efficacia degli interventi farmacologici e riabilitativi.
La sfida nel processo di cura è cogliere e occuparsi della complessità dei bisogni del singolo paziente e stimolarne la capacità di individuare i propri obiettivi e perseguire le proprie aspirazioni in un percorso di accrescimento personale.
Il Convegno si propone di fare il punto sulla complessità della compromissione del funzionamento nella vita reale dei pazienti con schizofrenia e altre patologie psicotiche, anche in relazione alla biologia, alla psicopatologia e alle terapie attualmente disponibili.