Razionale della nutrizione artificiale nel paziente critico e degli accessi venosi dedicati

 

Il paziente critico (settico, traumatizzato, ustionato, affetto da MOF), manifesta gravi alterazioni metaboliche caratterizzate da uno spiccato ipercatabolismo.

Le conseguenze del mancato o insufficiente apporto di nutrienti si sviluppano più rapidamente in questo tipo di malati che nel soggetto normale.

Tale quadro fisiopatologico se non correttamente ed adeguatamente trattato determina rapida proteolisi con progressiva perdita di massa magra. L’insorgenza di uno stato di malnutrizione non trattato con adeguato supporto metabolico-nutrizionale determina inoltre aumento della morbilità ed incremento della mortalità.

Un approccio metabolico-nutrizionale tempestivo, bilanciato e personalizzato è parte integrante del piano terapeutico. E’ indispensabile quindi iniziare la nutrizione artificiale il più precocemente possibile  per prevenire, contenere e correggere le alterazioni metaboliche, l’ipercatabolismo, la malnutrizione e le complicanze infettive.

Sebbene la nutrizione enterale (NE) e la nutrizione parenterale (NPT) siano comunemente utilizzate nelle Aree Critiche, le attuali evidenze cliniche sono a favore della NE i cui vantaggi risultano ormai consolidati.

L’indicazione alla NPT è posta in sostituzione e/o come integrazione alla NE quando questa non è praticabile per l’esistenza di controindicazioni assolute, in caso di mancanza di accesso idoneo all’apparato gastroenterico, quando con la NE non si riesca a garantire il fabbisogno calorico-proteico previsto per il malato e nei casi di eventuale intolleranza alla NE.

L’utilizzo della Nutrizione Artificiale ha forte raccomandazione come parte integrante dei trattamenti di buona pratica clinica.

La scelta del tipo di NPT correlata al tipo di accesso venoso sulla base di algoritmi decisionali. Le linee guida dedicate agli accessi venosi hanno subito in questi ultimi anni radicali cambiamenti legati alla produzione di materiali biocompatibili e con minore trombogenicità.

Fondamentali infine sono i protocolli di gestione del device finalizzati alla prevenzione delle complicanze infettive e trombotiche.

Il posizionamento di un device è quindi “personalizzato” alle necessità nutrizionali del paziente, alla presumibile durata del trattamento (CVC, PICC, MIDLINE, accesso venoso periferico, tunnellizzato, impiantabile) alla compliance, al confort del paziente ed al contenimento delle possibili complicanze.